Firenze vi va bene così?

Condividiamo completamente, come movimento e in particolare come attivisti CLT di Firenze, questa lettera aperta inviataci da alcuni esponenti dei comitati di difesa del territorio e della società civile fiorentina. Non possiamo continuare così. Una intera classe dirigente, quella che ha permesso mostruosità come la nuova caserma marescialli (nella foto) o il buco Foster, deve essere fermata. Né l’attuale amministrazione Nardella, né l’opposizione di centrodestra (sempre desistente su tutte le questioni vitali di salvaguardia del territorio e dell’identità di Firenze) meritano più la fiducia popolare. Spiace dirlo, ma anche buona parte dei Cinque Stelle (attuali ed ex) non sono stati all’altezza della gravità del momento. Ora, contro lo sfruttamento speculativo (e conseguente distruzione) di Firenze, non restano che poche forze autonomiste, civiche, riformiste, ambientaliste e di sinistra critica, per invertire la rotta. Dobbiamo fare qualcosa, insieme. Noi ci siamo.


PER SALVARE FIRENZE

Tra pochi mesi a Firenze saremo chiamati ad eleggere il Sindaco. L’uscente dott. Nardella si è autocandidato per un secondo mandato, forse senza sapere ancora con quale partito. Nessun altro si è fatto avanti. Malgrado dissensi e distinguo, la legge elettorale per i sindaci fa della rielezione un plebiscito che, oltre la persona ed un intero gruppo dirigente, conferma e rafforza una linea di governo più che ventennale che ha portato la città alle attuali condizioni.

Il pacchetto “Nardella 2019” però si acquista tutto intero e non sarà possibile differenziarsi nel momento in cui si vota il suo programma pur privo di un significativo referente politico, a parte l’eterogeneo gruppo dei portatori di interessi locali.

Oggi l’identità di Firenze e l’integrità stessa del suo patrimonio artistico ed architettonico, già variamente compromessi, sono ulteriormente minacciati. Sono a rischio le sue ricchezze ambientali e paesaggistiche ma anche il suo equilibrio sociale e culturale e in ultima analisi il suo futuro economico.

La città, sottoposta all’ondata crescente del turismo globale, che si concentra nel suo centro storico, ha visto la popolazione di questo ridursi a poco più di diecimila abitanti “assediati”, senza più attenzione e servizi. Gli altri fiorentini sospinti ben oltre la prima cerchia dei comuni confinanti, sono divenuti ad esso estranei e persino disinteressati.

In questa compagine urbana dis-integrata, economia del lusso e marginalità convivono. Della città antica, ridotta a scenario per la wedding economy, per i film d’azione o per carovane di turisti consumatori, rischiano di restare soltanto la movida, il moltiplicarsi di bettole e gastronomie e le filiere di commerci alieni.

Scarso ed episodico è stato il contrasto a questo declino e mai si è fatto un serio bilancio circa il dare e l’avere di simili modelli economici per la città e tutti i suoi cittadini.

Al contrario, in assenza di un ufficio dedicato al Centro Storico. si è promossa e soddisfatta la “monocultura” turistica e la cospicua rendita connessa, consegnando intere parti di città all’impresa privata ed impegnandosi, in campo urbanistico, per la completa liberalizzazione dei cambi di destinazione d’uso e per pesanti interventi anche sul patrimonio storico ed architettonico. Il tutto dopo che, per errori strategici ereditati dal passato, funzioni pregiate quali importanti società, Università, Pubblica Amministrazione e Tribunale erano fuggite od erano state sottratte al cuore della città.

Mancano adeguate politiche che assicurino il diritto alla città, il sostegno alla residenza, i servizi di vicinato e il recupero di una abitabilità ordinaria, guardando in particolare a famiglie con bambini, verso cui orientare le risorse dei “contenitori dismessi” attualmente in attesa di compratori e senza idee o programmi.

Ma la condizione del Centro storico non è certo l’unica ragione per questo appello, giacché i programmi dell’attuale amministrazione conosceranno una straordinaria accelerazione nell’ipotesi di un secondo mandato. Sotto la vernice della città della conoscenza, smart e globalizzata, c’è la realtà di un territorio assediato da programmi del secolo scorso, quando ancora non c’era internet e neanche i cellulari:

  • lo sconsiderato progetto del “sottoattraversamento” TAV che regalerebbe il sottosuolo ai treni che non fermano a Firenze con due rischiose gallerie affiancate, di 15 chilometri di lunghezza totale, che impediranno qualsiasi altro eventuale suo uso per la città,
  • la minacciata utilizzazione della dannosa stazione Foster che allontanerà i viaggiatori dalle loro destinazioni e dall’interscambio con i treni regionali e con il trasporto pubblico urbano,
  • l’operazione nuovo stadio, una ulteriore grande cementificazione in barba alla favola dei volumi 0 (zero), una congestione spaventosa di un nodo già ingombro di nuove funzioni, che stravolgerà un intero quartiere ed un nodo vitale per la città,
  • le due nuove linee tranviarie che hanno distrutto la più importante creazione di Giuseppe Poggi, i Viali di Circonvallazione, già in precedenza ridotti, insieme al Viale dei Colli, a “tangenziale” del Centro storico, con tanto di spartitraffico in cemento armato,
  • i previsti prolungamenti (delle tramvie) verso nord ovest e verso sud est che, senza servire veramente il centro, aggraverebbero, come è ormai evidente, tutta la circolazione, cancellando quel che resta dei viali e tutti gli alberi che li fiancheggiano,
  • il nuovo aeroporto intercontinentale che si vuole pericolosamente e inutilmente realizzare in mezzo alla Piana, dopo aver distrutto il suo delicato, storico e pregevole sistema idraulico,
  • la conseguente cancellazione del previsto Parco, grazie alla previsione davvero sconsiderata nel PIT della Toscana, di un parco territoriale ed ambientale con dentro un grande aeroporto,
  • l’assalto al patrimonio verde, sempre più aggredito da abbattimenti e sostituzioni incongrue e privato del suo mantenimento ordinario, con il monumentale Parco delle Cascine trasformato in arena per giganteschi concerti rock,
  • le “svendite” di patrimonio pubblico, le privatizzazioni, le esternalizzazioni che consegnano al desiderio di profitto dei privati settori fondamentali come ad es. l’acqua, le mense scolastiche, i trasporti, le manutenzioni e le progettazioni infrastrutturali, privando la città di personale con conoscenze, competenze e specializzazioni essenziali per una azione libera puntuale ed efficace.

La lista potrebbe proseguire e a qualcuno potrebbe non dispiacere questa o quell’altra realizzazione. Bisogna però avere chiara coscienza che non ci sono distinguo da fare perché l’ elezione di un Sindaco, con l’attuale sistema, gli consegna la città per altri cinque anni, fino al prossimo appuntamento.

Invece fermarsi, pensare, verificare oggi è indispensabile.

Non sempre infatti i timori e i mugugni dei fiorentini si traducono in no senza alternative. C’è anche l’altro o in altro modo. E’ certo però che questi cittadini vogliono riprendersi la città e le decisioni che li/la riguardano.

In tal senso occorrerebbe anche, a livello parlamentare, correggere l’autoreferenzialità della figura del sindaco nell’attuale ordinamento, favorendo la partecipazione ed introducendo efficaci verifiche sul suo operato, anche attraverso l’istituto del referendum abrogativo e non solo consultivo e le proposte di delibere di iniziativa popolare o altre forme di coinvolgimento degli utenti della città per superare e integrare la fallimentare esperienza della città metropolitana.

Occorre anche approfondire il dibattito sui beni pubblici, sostenendo la proposta di legge predisposta dalla Commissione Rodotà per la quale si stanno raccogliendo le firme dei cittadini e quella dell’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli per la tutela dei centri storici.

Per farlo però bisogna prima impedire la “marcia trionfale” di Dario Nardella verso il secondo mandato, contendendogli l’elettorato con candidati e programmi credibili alle elezioni del maggio 2019.

 

Per maggiori informazioni su questo appello:

presidenza@comitatolibertatoscana.eu